La questione del Green Pass nei “parchi tematici e di divertimento” preoccupa fortemente le imprese del settore. Si teme infatti un prevedibile calo di pubblico nel mese più profittevole, visto che ad oggi è vaccinato solo il 60% dei quarantenni, il 60% dei trentenni, e solo il 30% della fascia 12/19 anni. Si tratta purtroppo del target di riferimento per i parchi tematici, ma è ancora molto indietro con le vaccinazioni e con la certificazione verde.
Sono tanti gli aspetti da valutare: c’è un interesse pubblico a far vaccinare i cittadini per tutelare la salute di tutti, la Costituzione, all’art.16, prevede che la libertà possa essere limitata salvo che per “ragioni di sanità o di sicurezza” dunque per il bene comune. Personalmente condivido questo approccio, che tutela le fasce più deboli della popolazione.
Tuttavia le imprese operano nel mercato, che risponde a certe logiche. La riapertura dei parchi divertimento è avvenuta il 15 giugno, dopo una battaglia con il Governo, perdendo i ricavi della Pasqua dei ponti del 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno, delle gite scolastiche, e hanno dovuto ridurre i giorni di apertura, quindi gli importi degli abbonamenti. Sono state poi assunte, da poco più di un mese, decine di migliaia di dipendenti, sulla base di un piano di riapertura che non contemplava limitazioni all’accesso. Improvvisamente, in piena stagione, si decide di ridurre di almeno il 65% il pubblico potenziale, composto dal target i cui numeri rispetto alle vaccinazioni parlano da soli.
Pur condividendo gli obiettivi che sottendono la scelta di introdurre il Green Pass, il Governo non può ignorare il prevedibile danno economico e i riflessi sul piano occupazionale che questa decisione potrà causare ai parchi di divertimento e dovrà rispondere di alcune disparità tra attività equivalenti, che sono incomprensibili, e prevedere un sostegno per il settore, che dovrà rivolgersi ad un pubblico assai inferiore, nel numero, a quello del 5 agosto.
Qual’è l’ambito applicativo del Green Pass nei parchi divertimento? Le contraddizioni per parchi acquatici e parchi avventura…
Il DL che introduce l’obbligo del Green Pass si avvale di una locuzione, “parchi tematici e di divertimento” ripresa dalle Linee Guida del Governo per l’esercizio delle attività in sicurezza. Ci sono tuttavia evidenti le disparità tra imprese che gestiscono impianti del tutto assimilabili.
Parchi acquatici
Sono proprio le Linee Guida che assimilano i parchi acquatici alle piscine natatorie, quest’ultime non soggette all’obbligo del Green Pass, se all’aperto. “parchi acquatici” è solo il nome commerciale di impianti composti da piscine. Dunque per i parchi acquatici sì alla certificazione verde e per le piscine comunali o aperte al pubblico no? Ovviamente il virus non fa queste distinzioni…
Parchi avventura
Altra questione, veramente stridente, è quella dei parchi avventura, denominazione commerciale per indicare impianti per attività sportiva all’aria aperta. I parchi avventura non sono recintati, e sono quasi sempre su boschi pubblici o aperti al pubblico, dunque l’area è di libero accesso, mentre solo i percorsi sono riservati ai paganti. Si tratta di impianti per la cui fruizione non è neanche necessaria l’energia elettrica, veri “attrezzi sportivi”. Eppure per fruire di impianti sportivi all’aperto, anche per praticare sport di gruppo, non serve il Green Pass, e nei parchi avventura, fruiti con la mascherina e distanziamento di ben due metri? Altro che partite di calcetto… Anche qui, il virus si propaga secondo logiche ben diverse da quelle scelte dalla Cabina di Regia per assoggettare le varie attività al Green Pass, e limitare la diffusione del Covid-19.
Le problematiche emergenti
- In questi giorni le imprese del settore si interrogano sui problemi gestionali e il prevedibile calo di visitatori. Innanzi tutto sono già pervenute numerose disdette da parte di persone che avevano preacquistato il biglietto e soprattutto da gruppi organizzati, centri estivi e oratori, perché non c’è sicurezza che tutti i bambini siano nelle condizioni di avere il Green Pass. Anche associazioni che si occupano di minori in difficoltà o stranieri non accompagnati, tradizionalmente ospitate con i ragazzi – spesso a titolo gratuito – da numerosi parchi di divertimento sono costrette a non fruire più di questa occasione di svago.
- In Europa Francia e Germania hanno deciso di introdurre il Green Pass a partire dai 18 anni, riconoscendo che la campagna vaccinale è ancora carente. In Italia purtroppo no: in questo modo il Governo ha tolto ai parchi di divertimento ben l’87 per cento dei ragazzi dai13 ai 18 anni.
- Anche i tamponi, proposti come alternativi al Green Pass, presentano difficoltà. I parchi di divertimento non sono in genere collocati al centro delle città. Per molte strutture è impossibile individuare una struttura che esegua tamponi rapidi nelle vicinanze del parco.
- Infine sono forti le preoccupazioni che riguardano il personale, qualora dovesse rilevarsi sovrabbondante rispetto agli ingressi che si registreranno dal 6 agosto in poi.
Ci saranno risposte dal Governo? Qualche impegno ad approfondire è stato assunto dal Sottosegretario Andrea Costa nel video, ma seguiranno realmente provvedimenti?




