Un po’ di respiro nel reclutamento degli assistenti bagnanti per i gestori di parchi acquatici fino a settembre. Il via libera definitivo del Senato alla conversione del Decreto “Milleproroghe” (avvenuto lo scorso 24 febbraio) porta con sé una notizia vitale per l’operatività della prossima stagione estiva. Grazie all’azione di AssoParchi, il requisito della maggiore età per gli assistenti bagnanti è stato ufficialmente differito al 1° ottobre 2026.
Non si tratta solo di una scadenza spostata in avanti, ma di una vittoria che permette alle strutture di programmare l’apertura con certezze che, fino a poche settimane fa, mancavano.
La questione degli assistenti bagnanti: un labirinto normativo tra decreti e sentenze del TAR
Il decreto MIT 85/2024 aveva introdotto una riforma profonda, limitando la formazione degli assistenti bagnanti a docenti riconosciuti da FIN-CONI e imponendo la maggiore età per il rilascio dei brevetti. Una scelta che ha generato una recente censura da parte del TAR, che ha rilevato limitazioni alla concorrenza tra i formatori. Il problema ancora più evidente è relativo alla carenza di personale: l’obbligo dei 18 anni avrebbe tagliato fuori una fetta consistente di operatori stagionali già formati.
L’emendamento sostenuto da AssoParchi congela la situazione: per la stagione 2026, i parchi acquatici, ma anche le piscine e gli stabilimenti balneari, potranno continuare ad avvalersi di assistenti bagnanti dai 16 anni in su, purché regolarmente brevettati. Una boccata d’ossigeno contro la cronica difficoltà nel reperire personale qualificato a ridosso dell’apertura.
La nuova legge quadro sulla sicurezza in piscine e parchi acquatici
Mentre si celebra la vittoria sul fronte assistenti bagnanti, all’orizzonte si intravedono problemi, derivanti da nuove normative. La Commissione Affari sociali della Camera ha iniziato l’esame del provvedimento governativo AC. 2576, una legge quadro che punta a riscrivere le regole sulla salute e sicurezza nelle piscine, sostituendosi all’Accordo Stato Regioni del 2003.
AssoParchi è già intervenuta con successo nel testo originario, eliminando l’obbligo retroattivo di adeguamento alle norme UNI per le vasche esistenti (che avrebbe imposto ristrutturazioni insostenibili), ma restano tre nodi critici che monitoreremo da vicino:
- Il caos delle 20 normative regionali: il testo delega alle Regioni la definizione dei parametri di affollamento. Il rischio? Una frammentazione assurda: strutture identiche potrebbero avere capienze diverse solo perché situate a pochi chilometri di distanza, oltre il confine regionale. Un danno alla competitività e una giungla burocratica per i gruppi che operano su più territori.
- L’incubo logistico del “conta-persone” (Art. 11)
La proposta prevede l’obbligo di sistemi (digitali o manuali) per monitorare costantemente il numero di frequentatori in ogni singola vasca, inibendo l’accesso al raggiungimento del limite.
In un parco acquatico, dove il flusso tra le attrazioni è dinamico e continuo, presidiare ogni specchio d’acqua con “contatori” rischia di trasformarsi in un ostacolo gestionale insormontabile e in un costo operativo sproporzionato.
La sicurezza è una priorità per il settore, ma non può tradursi in una burocrazia che ignora le specificità dei parchi acquatici. Ci sarà da lavorare per ottenere regole uniformi sul territorio nazionale, di applicazione semplice ed efficace.




