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Usi “Disneyland” al negativo? Sbagli, e ti dico perché …

Novembre 27, 2014 by Maurizio Crisanti

Disneyland

“L’Italia potrebbe crescere grazie al suo patrimonio culturale che va valorizzato. I turismi moderni si basano sullo shopping, la moda e la gastronomia. Noi abbiamo l’eccellenza di tutto questo. Modernizzare non significa fare Disneyland, ma cercare di fare tutela e marketing”. (Dario Franceschini, Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo – Chetempochefa, Rai3 9/11/2014)

Ancora “Disneyland” come sinonimo di sottocultura. Il Ministro Franceschini, intervistato da Fabio Fazio nei giorni scorsi, commentando il  progetto di copertura del Colosseo, ha usato il paragone con il gruppo di parchi a tema più famosi del mondo con accezione non proprio positiva. Non c’era, immagino, un intento denigratorio, ma l’esigenza di marcare la distanza tra il turismo culturale ed un turismo considerato di più bassa qualità. Già, non è la prima volta che in Italia si usa il termine “Disneyland” per parlare di una sottocultura, di fenomeni negativi, quali disastro ambientale, fenomeno turistico residuale o deteriore. La polemica sul progetto di un parco Zamperla a Venezia è piuttosto recente, e si coniò “Venezialand” come dispregiativo rispetto alla città-gioiello che il mondo invidia, senza valutare che la struttura sarebbe stata realizzata risanando un isolotto artificiale, una discarica malsana ed abbandonata da anni, ai margini della laguna. Con buona pace di Renzo Piano, che ha recentemente dichiarato “Basta musei Disneyland”.

Perché accade? Il problema è innanzi tutto culturale. Manca in Italia la conoscenza, e dunque la cultura, dei parchi di divertimento. Non a caso nessuno dei bei parchi a tema italiani supera annualmente i 2,5 milioni di visitatori, a differenza delle analoghe strutture tedesche – solo Europa Park raggiunge i 4,9 milioni di visitatori – o di Disneyland Resort Paris, con i suoi 14,9 milioni del 2013. Anche gli interlocutori della politica, della amministrazione pubblica e degli enti locali faticano ad approcciarsi a queste realtà, che in Italia sono visitate annualmente da quasi 17 milioni di ospiti (dati SIAE 2013) .

Eppure Walt Disney Park & Resorts non è una società da sottovalutare:

  • 11 parchi a tema
  • 44 resort
  • 4 navi Disney Cruise
  • 12 Disney Vacation Club
  • 14.089 milioni di $ di fatturato nel 2013

Imparare dalla Disney a fare marketing turistico? E’ possibile! Nella intervista il Ministro ha parlato di “fare tutela e marketing” rendendo maggiormente fruibile il Colosseo. Che il monumento simbolo di Roma sia unico al mondo, ne siamo tutti consapevoli, il Ministro per primo. Che tuttavia il turismo debba essere rilanciato in Italia affiancando alle bellezze uniche al mondo vere esperienze di visita e nuovi modi per avvicinare la storia e l’arte del nostro Paese stentiamo a volte a comprenderlo. Con il progetto sul Colosseo il Ministro Franceschini sembra andare nella giusta direzione. Ma ricordiamoci che il mondo Disney – e dei parchi tematici – in questo ambito ha moltissimo da insegnare ai curatori di musei ed aree archeologiche, che all’estero si chiamano spesso “conservatori”. E se cominciassimo a definirli “valorizzatori”? Conservare non è semplice, ma valorizzare e rendere fruibile la bellezza, è un obiettivo ancora più alto. Ebbene, sarebbe utile a loro fare una visita ad un parco Disney per vedere con quale cura vengono realizzate e mantenute le strutture e quanto efficaci siano le politiche di marketing di chi ha inventato il claim “Where The Dreams Come True”. Un prodotto, quello dei parchi tematici Disney, apprezzato in tutto il mondo, creato trasformando veramente i sogni in realtà, un esempio di marketing turistico sul quale sono stati scritti fiumi di pagine. Con buona pace di Renzo Piano, che ha recentemente dichiarato “Basta musei Disneyland”. Basterebbe confrontarsi con i professionisti del settore, visitare il “dietro le quinte” del mondo magico dei parchi di divertimento per imparare nuovi modi di comunicare, di fare promozione, di valorizzare piccoli e grandi spazi, di curare i dettagli e l’esperienza di visita, di fare web marketing e SEO in modo efficace. Ricordiamoci che il rapporto Tripbarometer di Tripadvisor conferma che i viaggiatori cercano soprattutto esperienze, molto di più che antiche passeggiate in stile “Grand Tour” tra le rovine. Altro che Disneyland come sinonimo di cattivo gusto e roba per il “popolo bue”…

Se vogliamo riportare le famiglie nei musei, dobbiamo saper valorizzare i beni culturali attraverso tecniche espositive e di marketing mutuate da settori che sono abili attrattori di questo target. Solo così i più giovani ricorderanno un museo come un luogo piacevole, e continueranno a frequentare mostre e collezioni in Italia e all’estero. Avremo fatto un buon servizio a questo Paese in difficoltà.

Tutti noi possiamo agire in questa direzione, ricordando a noi tutti che, come diceva Walt Disney “Qual è la differenza tra un sogno e un obiettivo? Una data”.

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